GHIACCIAIO DEL CALDERONE

CENNI GEOMORFOLOGICI
Il Ghiacciaio del Calderone ha uno spessore massimo di 25 metri e una superficie di circa 4,5 ettari ed è, riprendendo la definizione di Claudio Smiraglia (presidente del Comitato Glaciologico Italiano) un piccolo ghiacciaio nero, ovvero un ghiacciaio con poco ghiaccio visibile dall’esterno. La superficie vera e propria del ghiacciaio, infatti, non è visibile. Nella profondità del ghiacciaio sono osservabili vari strati di ghiaccio, e depositi di fossili.
Il Calderone, inoltre, è un ghiacciaio con caratteristica di duplicità; ossia tende a sdoppiarsi, nella parte visibile, in due settori, facenti parti del ghiacciaio maggiore. Dal 2000 il ghiacciaio è, infatti, così diviso durante la stagione estiva.
Tra il 2003 e il 2006 è cresciuto di poco grazie all’aumento delle precipitazioni invernali negli Appennini. Nel 2007, complice uno scarso innevamento dovuto ad un inverno mite e con scarse precipitazioni, ed un’estate molto calda per lo stazionamento dell’anticiclone africano, il ghiacciaio ha subíto una fortissima riduzione, che ha determinato la resistenza di due sole aree nevose: la prima sotto la parete dell’anticima della vetta occidentale del Corno Grande, e l’altra nella parte superiore del ghiacciaio.
Nel 2008, invece, complice un inverno più umido ed un’estate che fino ad adesso non ha fatto registrare grossi picchi di caldo, il ghiacciaio sembra presentare attualmente una situazione migliore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Comunque è bene ricordare che tutta l’area del Calderone, al di sotto di uno spesso strato di pietre, presenta un ulteriore strato di ghiaccio millenario. Questi strati, infatti, sotto la superficie si alternano.
Il ghiacciaio del Calderone è stato studiato da geologi e glaciologi di tutto il mondo perché rappresenta un caso unico. Infatti è l’unico ghiacciaio di tipo appenninico sopravvissuto e sotto il suo ghiaccio fossile probabilmente si nascondono resti paleontologici.
In più, è molto sensibile alle variazioni climatiche, anche minime. Per quest’ultima caratteristica è studiato per indagare sulle correlazioni fra attività industriale e variazioni climatiche; l’inizio del suo regresso è infatti coinciso con lo sviluppo industriale nell’Italia centrale. Probabilmente anche a causa dell’inquinamento locale, e del Lago di Campotosto, la media della temperatura nell’area dell’Appennino abruzzese è aumentata di 2 gradi a partire dagli anni ’30 del XX secolo. Secondo Massimo Pecci, il ghiacciaio rischia di scomparire completamente nel 2020.
Si è ipotizzato di ricoprire il ghiacciaio, in parte o totalmente, di una tela bianca durante le estati più torride, per proteggere il ghiaccio dalla fusione, come si sta facendo sui ghiacciai svizzeri. Per ridurre l’impatto ambientale, questo dispositivo verrebbe installato solamente quando le estati sono afose, particolarmente durante gli anni nei quali el niño porta poche precipitazioni invernali ed estati secche e torride (come avvenne nel 2007). In questo modo si potrebbe efficacemente proteggere il ghiacciaio, o quantomeno ridurre la sua fusione.
Nel 1949 vi è stato girato un film denominato La Roccia Incantata.
Quando la sua estinzione appariva incombente, alcuni alpinisti, locali e non, cercarono di ostruire l’inghiottitoio con ghiaia, vanamente.